di Angelo De Rosa
S M T W T F S
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
カテゴリ
以前の記事
お気に入りブログ
メモ帳
最新のトラックバック
スマター
from けめち
珍性器フェランゲリオン
from スンズ
要するに寝てるだけでおk!
from 要旬
【告知!!】今後の出演予定♪
from baritono YUSUK..
Grazie☆
from baritono YUSUK..
芸術の秋♪ ここちよいメ..
from baritono YUSUK..
小川雄亮 「千の風になっ..
from baritono YUSUK..
ライフログ
検索
その他のジャンル
ファン
記事ランキング
ブログジャンル
画像一覧
<   2015年 02月 ( 3 )   > この月の画像一覧
Italia Nuda. Primo Paragrafo (1)
f0145121_1935331.jpg

1)PIAZZALE LORETO, Milano, 29 aprile 1945.
Nello stesso luogo in cui, pochi mesi prima,
giacevano i corpi di quindici partigiani trucidati
dalle milizie fasciste, una folla inferocita ingiuriava,
a calci e sputi, dei cadaveri .
Affinché tutti potessero vederli bene,
alcuni di essi vennero appesi a un alto traliccio,
a testa in giù.
Tra questi, il corpo martoriato di Benito Mussolini.
Il ventennio Fascista, durante il quale si era promossa
la violenza come legittimo strumento nelle contese tra
gli uomini, ebbe il suo consono epilogo.


2)BENITO AMILCARE ANDREA MUSSOLINI,
noto semplicemente come “ il duce ”, era nato nel 1883
a Predappio, un paesino in Romagna. Per tutta la vita fu
ossessionato dal fascino del comando e da quello delle
donne le quali, secondo la sua virile opinione,
“devono obbedire, badare alla casa, mettere al mondo
figli e portare le corna”.
Da ragazzo era prepotente e violento, sempre pronto
a venire alle mani.
“Di indole appassionata e riottosa” lo definiva il direttore
del colleggio che frequentò.
Scarsamente creativo e originale, più abile nel distruggere
che nel produrre di nuovo, secondo uno dei suoi biografi
Dopo risse, accoltellamenti ed espulsioni, nel 1901 riuscì
a conseguire il diploma di maestro elementare,
professione che esercitò svogliatamente solo
per qualche mese come supplente, per poi
dedicarsi all’attività di giornalista e di agitatore politico.
Si definiva un socialista rivoluzionario.
Dal 1910 diresse dei giornali di ispirazione socialista
Nel 1914, dopo lo scoppio della Grande Guerra, grazie
a cospiqui finanziamenti di alcuni gruppi industriali,
fondò il quotidiano Il Popolo d'Italia, dalle cui pagine
appoggiò fortemente la partecipazione dell’Italia al
conflitto, contro la linea del proprio partito che per
questo lo espulse.
Nel maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra;
a settembre dello stesso anno, Mussolini partì per il fronte.
A causa di una ferita riportata durante un’esercitazione,
rimase quasi sempre nelle retrovie.
Alla fine del conflitto, nel 1918, ritornò alla direzione
del suo giornale (divenuto “quotidiano dei combattenti
e dei produttori”) che continuava ad avvalersi degli aiuti
economici, sempre più consistenti, da settori abbienti
della società per cui la guerra era stata fonti d’ingenti
guadagni


3) L’ITALIA DEL PRIMO DOPOGUERRA era schiacciata
da una grave crisi sociale, politica ed economica.
Il logorante conflitto mondiale aveva causato un enorme
aumento della miseria ed esasperato il sentimento
nazionalistico.
Nel paese regnava uno scontento generale;
tutti avevano qualcosa da rivendicare.
I contadini chiedevano terre da coltivare,
gli operai aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro,
i reduci della guerra pretendevano pensioni adeguate
e la risoluzione della questione delle terre irredenti.
il Governi che si susseguirono in quegli anni (nota)
furono incapaci di far fronte alla grave situazione;
Le manifestazioni di protesta aumentavano di giorno
in giorno. Il fantasma di una rivoluzione comunista,
del tipo di quella scoppiata in Russia (nota) ,
preoccupava tanto la classe politica liberale,
allora dominante, quanto gl’industriali e i grandi
proprietari, i quali cominciarono a temere di dover
rinunciare a privilegi e beni.Sembrava che solo
un miracolo avrebbe potuto evitare una rivoluzione
proletaria, e il miracolo avvenne.
Mussolini, dimenticate le idee socialiste, in nome
di un non ben definito ritorno all’ordine, accettò
volentieri gli aiuti economici offerti dal grande
capitale per fermare, con metodi violenti,
le proteste dei lavoratori.
Il futuro duce usò abilmente, in modo propagandistico,
la questione delle terre irredenti e lo spauracchio
di un’imminente e devastante rivoluzione bolscevica.
Molti reduci impugnarono manganelli e moschetti
e lo seguirono.


4) I FASCI DI COMBATTIMENTO furono fondati
da Benito Mussolini, insieme a poco più di cento
persone, in un locale di Piazza San Sepolcro a Milano.
Era il 23 marzo del 1919 , la data che segna
ufficialmente la nascita del fascismo.
Obiettivi primari del movimento dei “sansepolcristi”
erano le rivendicazioni irredentiste e la ferma
contrapposizione al bolscevismo.
I capitalisti italiani poterono finalmente tirare
un sospiro di sollievo e continuare a sostenere
il loro “salvatore”. Il Governo e la Casa Reale
assistevano immobili alle violenze degli squadristi,
rivelando impotenza e probabilmente complicità .
Il movimento dei fasci di combattimento divenne
un partito politico che si presentò alle elezioni
del 1921. Il risultato elettorale si rivelò
un clamoroso insuccesso che spinse Mussolini
ad affidarsi ad altri metodi per prendere il potere a cui ambiva.


5) LA MARCIA SU ROMA fu la manifestazione di carattere
eversivo che Mussolini promosse allo scopo di conquistare
il potere politico che non era riuscito ad ottenere
attraverso libere e legali elezioni.
Alcune migliaia di “manganellatori” fascisti si diedero
appuntamento nella capitale dove sfilarono minacciosi
per le strade principali. Non vi fu praticamente nessuna
opposizione. Non furono necessari atti di violenza.
Il Re Vittorio Emanuele III, evidentemente
più intimorito dalle bandiere rosse che dalle
camice nere, affidò, senza indugi, al capo dei
fascisti, l’incarico di formare un nuovo Governo.
Era il 28 ottobre 1922, l’Anno Primo dell’Era Fascista.
Da quel giorno, le libertà degl’italiani sarebbero
cominciate ad assottigliarsi fino a svanire quasi del tutto.


6) IL PROGRAMMA POLITICO ai fascisti non
fu mai necessario.
“Il nostro programma è semplice: noi vogliamo
governare l’Italia” diceva il duce. Riguardo a come
l’avrebbero fatto non era dato saperlo in anticipo,
ma non era difficile intuirlo.
Per i fascisti, gli unici punti fermi erano l’avversione
nei confronti del sistema democratico,
dell’individualismo e del liberismo. In un’altra circostanza
Mussolini dichiarò: “il nostro programma è l’azione ! ”
vantandosi che i fascisti potevano permettersi il lusso
di essere aristocratici e democratici, conservatori
e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti
e illegalisti a seconda delle circostanze di tempo,
di luogo e di ambiente.
Il duce diede continuamente prova delle proprie
straordinarie capacità camaleontiche.
Fu, tra l’altro, socialista , ma anche oppressore
dei lavoratori;
anticapitalista, ma anche finanziato dai capitalisti;
ateo anticlericale, ma anche benedetto dal Papa;
difensore del nucleo familiare, ma anche padre
di numerosi figli illegittimi;
antimonarchico, ma anche fedele alleato del Re;
pacifista antimilitarista, ma anche principale
trascinatore dell’Italia nelle due guerre mondiali
del xx secolo.
critico del razzismo nazista, ma anche autore
delle leggi razziali antisemite.
Tale singolare “flessibilità” era in funzione di un
unico imperativo: il mantenimento e l’accrescimento
del proprio potere.
Il partito di massa era unito soprattutto dal culto
del capo carismatico piuttosto che da un programma politico.
“Mussolini non sbaglia mai ! ” amavano ripetere i fascisti.
Il fascismo era una religione che aveva trovato il suo Dio.
La ragione e l’intelligenza aveva lasciato il posto
agli istinti primordiali.



7) LA ROMA IMPERIALE era il modello al quale
i fascisti si ispiravano;
La terminologia e la simbologia legate al fascismo erano
la parodia di quelle appartenute agli antichi romani.
Non possedendo un passato, le camice nere si
sforzarono di emulare quello più glorioso
che l’Italia avesse mai avuto. Mussolini,
che amava farsi chiamare duce proprio come
i grandi condottieri dell’antichità, sognava
di far rivivere all’Italia i fasti dell’antico impero.
I ritratti e i busti in bronzo o marmo che
raffiguravano il duce in fiere pose, erano collocati
in ogni angolo d’Italia, proprio come le effigi
degli imperatori a cui desiderava paragonarsi.
Negli uffici pubblici, nelle aule scolastiche
come nelle piazze e per le strade, gli occhi
del duce sembravano sorvegliare gl’italiani
in ogni momento.Il ritorno al passato a cui
si anelava, in un certo senso, si realizzò.
Durante la dittatura fascista si negarono
le libertà fondamentali ai cittadini;
si emanarono delle crudeli leggi razziali ;
un sistema poliziesco terroristico eliminò,
spesso fisicamente, gli oppositori del regime;
si invasero paesi, sterminandone gli abitanti
con sistemi crudeli, come i gas asfissianti :
si ripristinarono le pratiche dell’esilio, della
tortura e della pena di morte.
Per un ventennio, l’Italia e gl’italiani regredirono
effettivamente nel tempo, ma in un’epoca
paragonabile all’oscurantismo del Medio Evo
piuttosto che alla gloria dell’Impero Romano.



8) GIACOMO MATTEOTTI, il deputato socialista che
aveva ben compreso il vero volto del fascismo,
tentò invano di opporsi ai soprusi di chi stava
trascinando gl’italiani verso un devastante
regresso sociale.
Durante le elezioni “farsa” del 6 aprile 1924
che diedero al fascismo la maggioranza parlamentare,
squadristi armati avevano intimidito e minacciato
gli elettori ai seggi, condizionando il risultato elettorale.
Matteotti, dai banchi della camera, ne denunciò
coraggiosamente le irregolarità.
Il parlamentare, durante il suo discorso continuamente
interrotto dai deputati fascisti, urlò in faccia al duce:
“Voi volete cacciarci indietro!”. Era il 30 maggio 1924.
Dopo quelle dichiarazioni il deputato scomparve
misteriosamente. Alcuni parlamentari
dell’opposizione per protesta abbandonarono
sdegnati i propri banchi.
Il Re, che avrebbe potuto destituire Mussolini,
non se la sentì di interrompere l’idillio appena
iniziato con le camice nere e riconfermò
la fiducia al loro capo che, da quel momento,
si sarebbe impossessato, abusandone, di tutti
i poteri. Il cadavere di Giacomo Matteotti
fu ritrovato dopo qualche settimana abbandonato
in una campagna romana. Il duce,
in un discorso tenuto il 3 gennaio 1925,
forte anche dell’appoggio dimostratogli della Casa Reale,
si assunse spavaldamente la responsabilità
di quel barbaro delitto, preannunciando
la svolta autoritaria che avrebbe trasformato
l’Italia democratica nella dittatura fascista.
L’opposizione al fascismo, in qualsiasi sua forma,
non sarebbe più stata tollerata. Divennero
illegali tutti i partiti e i movimenti politici,
escluso ovviamente l’unico grande e
omnicomprensivo Partito Nazionale Fascista,
organizzato in maniera gerarchica e
a cui tutti gl’italiani avrebbero dovuto aderire.
[PR]
by LIBERTUS66 | 2015-02-26 19:03
Italia Nuda. Primo Paragrafo (2)
f0145121_18445920.jpg


9) IL CONSENSO di vaste proporzioni di cui godette
il fascismo non fu il prodotto della sola coercizione.
Migliaia di uomini e donne decisero, autonomamente,
di rinunciare alla propria libertà, accettando di vivere
soggiogati alla volontà di un solo uomo.

9.a ) L’EDUCAZIONE E LA PROPAGANDA svolsero,
senza dubbio, un ruolo importante per incrementare
e mantenere il consenso della popolazione.Mussolini
e i fascisti compresero che sarebbe stato necessario
educare e condizionare gl’italiani, non solo terrorizzarli
e opprimerli . L’Italia di quegli anni, caratterizzata
da ignoranza e analfabetismo, si dimostrò il terreno
ideale per sottomettere e “ammaestrare”
con successo le masse. Le camice nere
s’impegnarono ad ottenere il completo
controllo dei mezzi di comunicazione di massa
e del sistema educativo. Stampa, radio
e cinema si trasformarono in megafoni
del regime. Le scuole divennero fabbriche
del consenso incondizionato e del culto del Duce.
In classe, i bambini potevano essere modellati
in modo scientifico; gli adulti erano ovunque
martellati da slogan e messaggi propagandistici.
Anche durante il tempo libero, scansito
e organizzato dal regime, nessuno poteva
estromettersi al condizionamento programmato.
Tutti, dalla piu’ tenera età fino alla morte,
erano inquadrati in prestabilite categorie
e gruppi organizzati sempre in modo gerarchico.
L’Italia era divenuta un’immensa caserma nella
quale era pressoché impossibile riuscire a sottrarsi
al rigoroso sistema d’indottrinamento e controllo
che il fascismo aveva scrupolosamente predisposto.



9.b ) PANEM ET CIRCENSES è notoriamente la ricetta
per “tenere buono” il popolo;
due dei più efficaci strumenti per il controllo sociale
usati da ogni totalitarismo. “Pane e spettacoli”
furono concessi alla plebe dagli imperatori romani;
“assistenzialismo e divertimento” sono offerti
al popolo dai moderni dittatori. Anche il fascismo
si servì abilmente di tali espedienti, riuscendo
a illudere gl’italiani che fossero amorevolmente
assistiti e protetti dall’onnipotente e infallibile duce.


9.c ) L’ASSISTENZIALISMO. Uno degli esempi
che possono ben spiegare di quale tipo fossero
gli aiuti offerti alla popolazione dal fascismo
è l’assistenza alla maternità. Alle madri di famiglie
numerose veniva concessa la medaglia d'onore
e un attestato. Per ogni figlio nato, si elargiva
alla famiglia 5 lire e un'agevolazione a 15 lire
se veniva chiamato con nomi patriottici come
Benito o Vittorio Emanuele. In realtà, tali premi
miravano ad uno scopo ben preciso, lontano
dalla volontà di elargire concreti aiuti alle famiglie
bisognose. Il duce pensava al futuro, a un’Italia
con un esercito numeroso e invincibile.
“ Un popolo ascende in quanto numeroso"
amava ripetere. Per favorire i matrimoni
e quindi le nascite si colpirono i celibi con
una tassa speciale. L’Italia in miseria di quegli anni,
si riempì di piccoli Benito pieni di fratellini Umberto,
per i quali, però, quelle poche lire non avrebbero
assicurato certamente un’infanzia dignitosa.
Le famiglie indigenti, di solito si trasformavano
in famiglie numerose...indigenti.

9.d) ATTIVITA’ RICREATIVE Per quanto concerne
il divertimento, già dal 1925 il regime fascista avviò
il programma di “nazionalizzazione” del tempo libero.
I giorni e le ore da dedicare alle attività ricreative
erano dettagliatamente stabiliti. Oltre alla domenica,
anche il sabato, dopo le 13 (il cosiddetto “sabato
fascista”) era dedicato alle attività ricreative.
Solo una domenica al mese poteva essere
liberamente gestita dagli italiani irregimentati.
Erano previsti svaghi di ogni tipo a seconda
dell’età e del sesso. Tutti ebbero, in un certo
senso, l’obbligo di divertirsi. Si dava particolare
importanza alle attività fisiche; il regime aveva
bisogno di cittadini-soldato forti e atletici.
9.e ) I FATTORI PSICOLOGICI, oltre a quelli politici,
sociali ed economici, possono spiegare le ragioni
della sottomissione di milioni di individui al regime
fascista. Il puro condizionamento risulterebbe
insufficiente per modellare le masse. Una certa
predisposizione mentale sembra essere necessaria.

La particolare indole degli italiani sarebbe stata,
secondo alcuni prestigiosi pensatori, una delle
condizioni che favorirono il successo del fascismo.
Il giornalista Indro Montanelli affermava che gl’italiani
desiderano avere una guida, un condottiero,
qualcuno che li comandi e a cui delegare il fardello
di decidere, salvo levarselo di mezzo se le cose vanno male.
Secondo Caro Rosselli, filosofo ucciso da un commando fascista,
il regime aveva fatto emergere i vizi congeniti degli italiani,
portati al conformismo più che alla spregiudicatezza
del pensiero.
Anche il giornalista, politico e antifascista Piero Gobetti
considerava il successo del fascismo come il frutto della
tendenza all'autoritarismo, tipica della cultura italiana,
poco avvezza al confronto delle idee e predisposta alla
disciplina dello Stato forte.
Lo psicoanalista Wilhelm Reich, riteneva che la mentalità
fascista fosse la mentalità dell’uomo della strada, mediocre,
soggiogato, smanioso di sottomettersi a un’autorità.
Mussolini stesso affermò di non aver creato il fascismo,
ma di averlo tratto dall’inconscio degli italiani; se non
fosse stato così, non lo avrebbero seguito per vent’anni.
Il suo potere di comando coincideva perfettamente
con la volontà di ubbidienza del popolo italiano.

Teorie generali sul consenso ai regimi toitalitari
Esistono delle teorie che spiegherebbero il consenso
a tutti i fascismi(nota), non solo a quello italiano,
in quanto si fondano sul desiderio di soddisfazione
di innati istinti umani.
Una fra le teorie più note è quella formulata dallo
psicoanalista Eric Fromm secondo cui, l’individuo
dei tempi moderni, ridotto a sentirsi impotente e
insignificante, rinuncerebbe alla propria indipendenza
confondendosi con qualcosa al di fuori di se stesso,
qualcosa di forte ed eterno di cui spera di condividere
la potenza e la gloria.
Presupposto necessario per divenire parte integrante
di tale entità è la totale e incondizionata sottomissione
ad essa. In opere più recenti, Fromm scrive che
gli uomini aderiscono a un regime totalitario per
soddisfare sia la brama di sottomissione, alimentata
da sentimenti di inferiorità, che la brama di un
potere assoluto e illimitato sugli altri. Due impulsi
all’apparenza contrastanti, ma che si riscontrerebbero
regolarmente insieme.
Alla luce delle riflessioni di Fromm divengono
comprensibili alcune affermazioni del sopracitato
giornalista Indro Montanelli secondo cui Mussolini
avrebbe capito una cosa fondamentale, ovvero che
che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno
di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne.
Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata
e complessa che ognuno aveva dei galloni.
Tutti avevano una po’ di potere di cui, naturalmente,
ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani.


10) LA SECONDA GUERRA MONDIALE rappresentò
l’ultimo tragico atto del disastro fascista.
Nel 1939, il capo del nazismo tedesco Adolf Hitler
si preparava a far conoscere al mondo di quali orrendi
crimini fossero capaci gli esseri umani.
Mussolini, che fino ad allora aveva sempre abilmente
intuito le mosse giuste per accrescere il proprio potere,
decise di legare il destino dell’Italia alla follia nazista,
convinto della vittoria finale del suo “ex allievo” ed amico.
“Ho bisogno solo di alcune migliaia di morti per sedere
al tavolo della pace come belligerante" si giustificò
con chi aveva tentato di dissuaderlo dall’ordinare agl’italiani,
fra l’altro impreparati e male attrezzati, di partire per il fronte.
Le migliaia di italiani morti di cui il duce aveva bisogno
non mancarono ( per l’esattezza, il tributo al duce,
ammontò a 443.000 caduti, fra cui moltissimi civili),
ma alla fine del conflitto nessun fascista sedette
al tavolo della pace.
Nella seconda guerra mondiale persero la vita,
in totale, 71.087.910 persone.
All’inizio della guerra, il duce disse, riferendosi al capo
del nazismo: “Secondo le leggi della morale fascista,
quando si ha un amico, si marcia con lui fino in fondo”,
e, infatti, col suo “amico” riuscirono infine a toccare il fondo .
Adolf Hitler si suicidò insieme alla sua amante
Eva Brown, ai suoi fedeli cani Blondi e Wulf e
al suo fedelissimo ministro della propaganda
Goebbles il quale offrì il privilegio di seguire il
fhurer all’altro mondo anche alla sua amata
consorte e alle sue sei figliolette.
Mussolini, dimenticati tutti gli storici motti
che innegiavano all’eroismo e allo spirito
di sacrificio, tento vigliaccamente di fuggire
travestito da soldato tedesco, ma fu catturato
e fucilato dai partigiani.



11) IL FASCISMO OGGI
Dopo la fine della seconda guerra mondiale,
la ricostituzione del Partito Fascista fu dichiarata illegale,
ciò tuttavia non impedì ai nostalgici di fondare movimenti
e partiti politici di ispirazione fascista.
I partiti figli del fascismo, come il “Movimento Sociale Italiano”
poi divenuto “Alleanza Nazionale”, godettero
di una certa legittimazione soprattutto dal 1994,
grazie all’alleanza con il leader del centro destra
Silvio Berlusconi e alla perdita di credibilità
di quasi tutti gli altri partiti politici italiani.
Da quell’anno, il fascismo sembra essere tornato di moda,
soprattutto fra le nuove generazioni.
Si tratta comunque di un fenomeno contenuto.
Evidentemente, il carattere parodistico e anacronistico
di tale “moda” ne impedisce una vasta diffusione.
Molti giovani che “fieramente” si autodefiniscono fascisti,
presumibilmente, del fascismo storico, posseggono
solo una vaga e distorta idea.


12) LE NUOVE FORME DEL FASCISMO, più che la
riproposizione del fascismo tradizionale, preoccupavano
il lungimirante Pier Paolo Pasolini già negli anni settanta.
Secondo lo scrittore, saremmo oggi sottomessi
a una forma di fascismo che non è più il fascismo
di Mussolini e che, rispetto ad esso, sembra molto
più efficace nell’azione di condizionamento.
Nessun centralismo fascista era riuscito infatti
a realizzare ciò che stava realizzando con successo
il centralismo della civiltà dei consumi.
Il fascismo del ventennio proponeva un modello
che però restava lettera morta. Le varie culture
particolari (contadine, sottoproletarie, operaie)
continuavano a uniformarsi ai loro antichi modelli:
la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione
a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli
imposti dal Centro è incondizionata. Al nostro
“regime democratico” riesce perfettamnete
quell’omologazione culturale che era lo scopo
sociale del regime fascista. I modelli culturali
tradizionali sono rinnegati, sostituiti da un
unico modello che è a noi imposto e per tutti
pressoché uguale. Staremmo insomma
obbedendo apaticamente a degli ordini che
ci impongono radicali cambiamenti e
ci dettano nuovi modelli culturali, senza
nemmeno che ci sia noto chi impartisca
tali ordini, come invece era chiaramente noto
a tutti coloro sottomessi al regime fascista.




 
[PR]
by LIBERTUS66 | 2015-02-26 18:49
SEMINARI dello STUDIOLO
f0145121_21375928.jpg

f0145121_21575279.jpg

f0145121_23554012.jpg
f0145121_2356547.jpg
f0145121_02377.jpg

f0145121_024865.jpg

f0145121_012496.jpg

[PR]
by LIBERTUS66 | 2015-02-04 00:03