di Angelo De Rosa
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Italia Nuda. Primo Paragrafo (2)
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9) IL CONSENSO di vaste proporzioni di cui godette
il fascismo non fu il prodotto della sola coercizione.
Migliaia di uomini e donne decisero, autonomamente,
di rinunciare alla propria libertà, accettando di vivere
soggiogati alla volontà di un solo uomo.

9.a ) L’EDUCAZIONE E LA PROPAGANDA svolsero,
senza dubbio, un ruolo importante per incrementare
e mantenere il consenso della popolazione.Mussolini
e i fascisti compresero che sarebbe stato necessario
educare e condizionare gl’italiani, non solo terrorizzarli
e opprimerli . L’Italia di quegli anni, caratterizzata
da ignoranza e analfabetismo, si dimostrò il terreno
ideale per sottomettere e “ammaestrare”
con successo le masse. Le camice nere
s’impegnarono ad ottenere il completo
controllo dei mezzi di comunicazione di massa
e del sistema educativo. Stampa, radio
e cinema si trasformarono in megafoni
del regime. Le scuole divennero fabbriche
del consenso incondizionato e del culto del Duce.
In classe, i bambini potevano essere modellati
in modo scientifico; gli adulti erano ovunque
martellati da slogan e messaggi propagandistici.
Anche durante il tempo libero, scansito
e organizzato dal regime, nessuno poteva
estromettersi al condizionamento programmato.
Tutti, dalla piu’ tenera età fino alla morte,
erano inquadrati in prestabilite categorie
e gruppi organizzati sempre in modo gerarchico.
L’Italia era divenuta un’immensa caserma nella
quale era pressoché impossibile riuscire a sottrarsi
al rigoroso sistema d’indottrinamento e controllo
che il fascismo aveva scrupolosamente predisposto.



9.b ) PANEM ET CIRCENSES è notoriamente la ricetta
per “tenere buono” il popolo;
due dei più efficaci strumenti per il controllo sociale
usati da ogni totalitarismo. “Pane e spettacoli”
furono concessi alla plebe dagli imperatori romani;
“assistenzialismo e divertimento” sono offerti
al popolo dai moderni dittatori. Anche il fascismo
si servì abilmente di tali espedienti, riuscendo
a illudere gl’italiani che fossero amorevolmente
assistiti e protetti dall’onnipotente e infallibile duce.


9.c ) L’ASSISTENZIALISMO. Uno degli esempi
che possono ben spiegare di quale tipo fossero
gli aiuti offerti alla popolazione dal fascismo
è l’assistenza alla maternità. Alle madri di famiglie
numerose veniva concessa la medaglia d'onore
e un attestato. Per ogni figlio nato, si elargiva
alla famiglia 5 lire e un'agevolazione a 15 lire
se veniva chiamato con nomi patriottici come
Benito o Vittorio Emanuele. In realtà, tali premi
miravano ad uno scopo ben preciso, lontano
dalla volontà di elargire concreti aiuti alle famiglie
bisognose. Il duce pensava al futuro, a un’Italia
con un esercito numeroso e invincibile.
“ Un popolo ascende in quanto numeroso"
amava ripetere. Per favorire i matrimoni
e quindi le nascite si colpirono i celibi con
una tassa speciale. L’Italia in miseria di quegli anni,
si riempì di piccoli Benito pieni di fratellini Umberto,
per i quali, però, quelle poche lire non avrebbero
assicurato certamente un’infanzia dignitosa.
Le famiglie indigenti, di solito si trasformavano
in famiglie numerose...indigenti.

9.d) ATTIVITA’ RICREATIVE Per quanto concerne
il divertimento, già dal 1925 il regime fascista avviò
il programma di “nazionalizzazione” del tempo libero.
I giorni e le ore da dedicare alle attività ricreative
erano dettagliatamente stabiliti. Oltre alla domenica,
anche il sabato, dopo le 13 (il cosiddetto “sabato
fascista”) era dedicato alle attività ricreative.
Solo una domenica al mese poteva essere
liberamente gestita dagli italiani irregimentati.
Erano previsti svaghi di ogni tipo a seconda
dell’età e del sesso. Tutti ebbero, in un certo
senso, l’obbligo di divertirsi. Si dava particolare
importanza alle attività fisiche; il regime aveva
bisogno di cittadini-soldato forti e atletici.
9.e ) I FATTORI PSICOLOGICI, oltre a quelli politici,
sociali ed economici, possono spiegare le ragioni
della sottomissione di milioni di individui al regime
fascista. Il puro condizionamento risulterebbe
insufficiente per modellare le masse. Una certa
predisposizione mentale sembra essere necessaria.

La particolare indole degli italiani sarebbe stata,
secondo alcuni prestigiosi pensatori, una delle
condizioni che favorirono il successo del fascismo.
Il giornalista Indro Montanelli affermava che gl’italiani
desiderano avere una guida, un condottiero,
qualcuno che li comandi e a cui delegare il fardello
di decidere, salvo levarselo di mezzo se le cose vanno male.
Secondo Caro Rosselli, filosofo ucciso da un commando fascista,
il regime aveva fatto emergere i vizi congeniti degli italiani,
portati al conformismo più che alla spregiudicatezza
del pensiero.
Anche il giornalista, politico e antifascista Piero Gobetti
considerava il successo del fascismo come il frutto della
tendenza all'autoritarismo, tipica della cultura italiana,
poco avvezza al confronto delle idee e predisposta alla
disciplina dello Stato forte.
Lo psicoanalista Wilhelm Reich, riteneva che la mentalità
fascista fosse la mentalità dell’uomo della strada, mediocre,
soggiogato, smanioso di sottomettersi a un’autorità.
Mussolini stesso affermò di non aver creato il fascismo,
ma di averlo tratto dall’inconscio degli italiani; se non
fosse stato così, non lo avrebbero seguito per vent’anni.
Il suo potere di comando coincideva perfettamente
con la volontà di ubbidienza del popolo italiano.

Teorie generali sul consenso ai regimi toitalitari
Esistono delle teorie che spiegherebbero il consenso
a tutti i fascismi(nota), non solo a quello italiano,
in quanto si fondano sul desiderio di soddisfazione
di innati istinti umani.
Una fra le teorie più note è quella formulata dallo
psicoanalista Eric Fromm secondo cui, l’individuo
dei tempi moderni, ridotto a sentirsi impotente e
insignificante, rinuncerebbe alla propria indipendenza
confondendosi con qualcosa al di fuori di se stesso,
qualcosa di forte ed eterno di cui spera di condividere
la potenza e la gloria.
Presupposto necessario per divenire parte integrante
di tale entità è la totale e incondizionata sottomissione
ad essa. In opere più recenti, Fromm scrive che
gli uomini aderiscono a un regime totalitario per
soddisfare sia la brama di sottomissione, alimentata
da sentimenti di inferiorità, che la brama di un
potere assoluto e illimitato sugli altri. Due impulsi
all’apparenza contrastanti, ma che si riscontrerebbero
regolarmente insieme.
Alla luce delle riflessioni di Fromm divengono
comprensibili alcune affermazioni del sopracitato
giornalista Indro Montanelli secondo cui Mussolini
avrebbe capito una cosa fondamentale, ovvero che
che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno
di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne.
Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata
e complessa che ognuno aveva dei galloni.
Tutti avevano una po’ di potere di cui, naturalmente,
ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani.


10) LA SECONDA GUERRA MONDIALE rappresentò
l’ultimo tragico atto del disastro fascista.
Nel 1939, il capo del nazismo tedesco Adolf Hitler
si preparava a far conoscere al mondo di quali orrendi
crimini fossero capaci gli esseri umani.
Mussolini, che fino ad allora aveva sempre abilmente
intuito le mosse giuste per accrescere il proprio potere,
decise di legare il destino dell’Italia alla follia nazista,
convinto della vittoria finale del suo “ex allievo” ed amico.
“Ho bisogno solo di alcune migliaia di morti per sedere
al tavolo della pace come belligerante" si giustificò
con chi aveva tentato di dissuaderlo dall’ordinare agl’italiani,
fra l’altro impreparati e male attrezzati, di partire per il fronte.
Le migliaia di italiani morti di cui il duce aveva bisogno
non mancarono ( per l’esattezza, il tributo al duce,
ammontò a 443.000 caduti, fra cui moltissimi civili),
ma alla fine del conflitto nessun fascista sedette
al tavolo della pace.
Nella seconda guerra mondiale persero la vita,
in totale, 71.087.910 persone.
All’inizio della guerra, il duce disse, riferendosi al capo
del nazismo: “Secondo le leggi della morale fascista,
quando si ha un amico, si marcia con lui fino in fondo”,
e, infatti, col suo “amico” riuscirono infine a toccare il fondo .
Adolf Hitler si suicidò insieme alla sua amante
Eva Brown, ai suoi fedeli cani Blondi e Wulf e
al suo fedelissimo ministro della propaganda
Goebbles il quale offrì il privilegio di seguire il
fhurer all’altro mondo anche alla sua amata
consorte e alle sue sei figliolette.
Mussolini, dimenticati tutti gli storici motti
che innegiavano all’eroismo e allo spirito
di sacrificio, tento vigliaccamente di fuggire
travestito da soldato tedesco, ma fu catturato
e fucilato dai partigiani.



11) IL FASCISMO OGGI
Dopo la fine della seconda guerra mondiale,
la ricostituzione del Partito Fascista fu dichiarata illegale,
ciò tuttavia non impedì ai nostalgici di fondare movimenti
e partiti politici di ispirazione fascista.
I partiti figli del fascismo, come il “Movimento Sociale Italiano”
poi divenuto “Alleanza Nazionale”, godettero
di una certa legittimazione soprattutto dal 1994,
grazie all’alleanza con il leader del centro destra
Silvio Berlusconi e alla perdita di credibilità
di quasi tutti gli altri partiti politici italiani.
Da quell’anno, il fascismo sembra essere tornato di moda,
soprattutto fra le nuove generazioni.
Si tratta comunque di un fenomeno contenuto.
Evidentemente, il carattere parodistico e anacronistico
di tale “moda” ne impedisce una vasta diffusione.
Molti giovani che “fieramente” si autodefiniscono fascisti,
presumibilmente, del fascismo storico, posseggono
solo una vaga e distorta idea.


12) LE NUOVE FORME DEL FASCISMO, più che la
riproposizione del fascismo tradizionale, preoccupavano
il lungimirante Pier Paolo Pasolini già negli anni settanta.
Secondo lo scrittore, saremmo oggi sottomessi
a una forma di fascismo che non è più il fascismo
di Mussolini e che, rispetto ad esso, sembra molto
più efficace nell’azione di condizionamento.
Nessun centralismo fascista era riuscito infatti
a realizzare ciò che stava realizzando con successo
il centralismo della civiltà dei consumi.
Il fascismo del ventennio proponeva un modello
che però restava lettera morta. Le varie culture
particolari (contadine, sottoproletarie, operaie)
continuavano a uniformarsi ai loro antichi modelli:
la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione
a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli
imposti dal Centro è incondizionata. Al nostro
“regime democratico” riesce perfettamnete
quell’omologazione culturale che era lo scopo
sociale del regime fascista. I modelli culturali
tradizionali sono rinnegati, sostituiti da un
unico modello che è a noi imposto e per tutti
pressoché uguale. Staremmo insomma
obbedendo apaticamente a degli ordini che
ci impongono radicali cambiamenti e
ci dettano nuovi modelli culturali, senza
nemmeno che ci sia noto chi impartisca
tali ordini, come invece era chiaramente noto
a tutti coloro sottomessi al regime fascista.




 
[PR]
by LIBERTUS66 | 2015-02-26 18:49