di Angelo De Rosa
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IO NON SONO RAZZISTA, MA...
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**CHE COS'E' IL RAZZISMO**
Il razzismo “scientifico” in voga fino al XIX secolo, è l’idea secondo
cui gli esseri umani sarebbero classificabili secondo razze “superiori”
e “inferiori” con caratteristiche differenti. Si tratta quindi di
un atteggiamento di discriminazione razziale su base pseudo-scientifica.

Oggi sappiamo che tale idea è infondata in quanto le razze umane
non esistono. Purtroppo, di certo, esistono il razzismo e...i razzisti.

Il termine “razzismo” continua ad essere molto diffuso in quanto
ha acquistato, col tempo, un’accezione più estesa.
Può anche essere usato in riferimento all’idea della superiorità
del proprio gruppo sociale rispetto ad altri con determinate caratteristiche
distintive (ad esempio, si parla di razzismo nei confronti degli
omosessuali, di persone di fede differenti dalla propria etc.).

Secondo l’antropologo Ashley Montagu, il razzismo sarebbe una malattia
psichicamente contagiosa che infetta le menti predisposte.

Anche il noto fisico Albert Einstein paragonava il razzismo ad una gran
brutta malattia; “molto strana in quanto colpisce i bianchi,
ma fa fuori i neri”, diceva.

Gl’italiani hanno pienamente dimostrato di non essere immuni
a tale contagio.

Nel bel paese si sono sempre trovate, in abbondanza e con estrema
facilità, “menti ben predisposte” . Il virus dell’intolleranza continua
a diffondersi e sembra che non esistano antidoti efficaci.

La leggenda degli “italiani brava gente”, accoglienti e tolleranti,
si schianta ripetutamente contro i comportamenti palesemente
razzisti che si verificano quotidianamente nella penisola.

Bisogna ammettere che qualche passo avanti ci siamo sforzati
di compierlo. Le vergognose Leggi Razziali vigenti durante
la dittatura fascista sono state abolite e non si pubblicano più
le ripugnanti riviste che inneggiavano alla “Difesa della Razza”;
riviste diffuse sempre nel "buio" periodo del fascismo.

Nonostante tutto, agl’italiani non è mai piaciuto essere definiti razzisti;
lo prova il fatto che l’incipit più usato dai razzisti italiani è :
“io non sono razzista, ma...” seguito, di solito, da odiose affermazioni
che farebbero arrossire persino il Gran Wizard del Klu Klux Klan.


**I MIGRANTI E LA LEGA NORD**
Da pochi decenni, l’Italia è divenuta meta di disperati migranti,
provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall’Europa dell’Est,
che tentano di fuggire dalla miseria o, spesso, dalla guerra.

I numerosi Governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni,
anziché impegnarsi nella ricerca di soluzioni atte ad agevolarne
l’integrazione, hanno preferito dedicarsi alla più comoda,
ed evidentemente meno impopolare,
attività di edificazione di nuovi ghetti.

Molti politici italiani, al fine di ottenere maggior consenso,
hanno appreso che è molto conveniente far leva sul timore
del pericolo di imminenti invasioni di orde di nuovi barbari
che minaccerebbero il suolo italico.

Il partito politico che più si serve, e più ha giovuto, dello
“spauracchio” dell’invasione è la Lega Nord, partito fondato
da Umberto Bossi, un perito elettronico, aspirante cantante Rock,
finito numerose volte sotto processo (e anche condannato in
via definitiva) che ha dovuto dimettersi nel 2012, a seguito dello
scandalo della distrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia.

Probabilmente, avremmo avuto un rockettaro in più e molti guai
in meno, in Italia, se questo tizio avesse posseduto maggiore
talento per la musica...

Inizialmente le discriminazioni della Lega Nord erano rivolte
soprattutto al Sud Italia. L’aspirazione principale delle “camice verdi”
era la secessione e la nascita dello Stato Padano, separato dal Sud.

Recentemente, il partito stava per scomparire, affondato negli scandali
dei propri dirigenti che, come accennato sopra, per anni avevano
rubato soldi pubblici.

L’urgente necessità di di racimolare voti ha spinto i “nuovi” leghisti
ad attaccare in modo più incisivo i migranti stranieri, chiedendo
e trovando il provvidenziale appoggio anche di molti meridionali
(evidentemente di corta memoria) infastiditi dagli sbarchi di migliaia
di disperati stranieri sulle proprie coste.

Un successo per molti inaspettato (molti leghisti se ne stupiscono
ancora oggi) se si pensa che fino a pochissimo tempo prima le vittime
degli attacchi leghisti erano proprio i meridionali.

Per rendere l’idea del livello etico di taluni esponenti della Lega Nord,
di seguito riportiamo alcune loro famose frasi.
“Per gl’immigrati servono i forni” (Mauro Aicardi);
“Per i rom ci vorrebbero i forni” (Massimilla Conti);
“Gl’immigrati portano ogni tipo di malattia, TBC, scabbia,
epatite” (Giancarlo Gentilini).
Potremmo continuare per molte pagine, ma riteniamo sufficienti
questi tre esempi.


**I LAVORATORI STRANIERI**
E’ stato sempre difficile per gl’italiani, soprattutto per la classe
politica italiana, riuscire a considerare i lavoratori stranieri come
delle persone con dei diritti da garantire.

Uno straniero che lavora in Italia è visto come qualcuno da tollerare
solo in quanto anello della catena produttiva e in qualche modo utile.

Un esempio a conferma di tale cinica e diffusa concezione è
la tristemente famosa legge Bossi-Fini che regola le politiche
migratorie e occupazionali per gli stranieri.

La legge è stata criticata pesantemente da associazioni come
Amnesty International in quanto conterrebbe alcune clausole
che violano i diritti umani.

Nel Parlamento Italiano non si è mai realmente iniziato il dibattito
sulla ratifica della Convenzione adottata dall’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite nel 1990 sulla protezione dei diritti dei lavoratori
migranti. Il documento sta presumibilmente ingiallendo dimenticato
in qualche archivio sotterraneo di qualche palazzo romano.

Senza alcun dubbio possiamo affermare che l’Associazione della
tutela del Lardo di Colonnata ha ottenuto, in Italia,
maggiori e concreti successi rispetto alle Associazioni che
tutelano i diritti dei lavoratori stranieri.


**LA CHIESA**
Dobbiamo aggiungere che, fortunatamente, in Italia sono presenti
molte Associazioni Cattoliche che s’impegnano ad aiutare anche
gli stranieri bisognosi.

Purtroppo, la Chiesa non ha mai preso nettamente le distanze
da individui o gruppi politici che veicolano e incitano atteggiamenti
discriminatori, odio e intolleranza nei confronti degli stranieri .

Qualche tempo fa, un noto esponente del Vaticano, Monsignor
Rino Fisichella, non si è affatto vergognato di dichiarare che la
Chiesa Cattolica condivide pienamente il pensiero etico del partito
della Lega Nord.


LA RAZZA MALEDETTA
In Italia non esiste solo l’avversione nei confronti degli stranieri,
ma sono presenti altre varianti. Una di queste varianti è quella
“interna”di cui si è accennato sopra, nei confronti dei meridionali,
la cosidetta “razza maledetta che che popola tutta la Sardegna,
la Sicilia e il mezzogiorno d'Italia “ e che “ dovrebbe essere trattata
ugualmente col ferro e col fuoco, dannata alla morte come le razze
inferiori dell'Africa, dell'Australia, ecc.». Lo scriveva, non un
esaltato razzista emulo del Ku Klux Klan, bensi’ il presidente della
Società Italiana di Antropologia e della Società Italiana di Criminologia,
Alfredo Niceforo, e non nel Medioevo.

Il sopracitato partito della Lega Nord, che oggi non ha problemi
a chiedere voti ai meridionali in nome dell’urgente missione
di ripulire il “sacro suol” dallo straniero,
aveva iniziato la sua attività politica proprio all’insegna
dell’affermazione di una presunta superiorità (non si capiva
se solo economica o anche di altra natura) degli italiani nati
al Nord rispetto a quelli più sfortunati
nati al Sud. La secessione infetti è stato per anni il cavallo
di battaglia di molti personaggi iscritti a tale partito.


**LA TRISTE VERITA’**
E' purtroppo evidente che il razzismo è ben radicato in Italia
e che negli ultimi anni non ha avuto molti ostacoli nella sua
gloriosa avanzata.

La strada verso una società che si possa finalmente chiamare "civile",
realmente multietnica, votata all'armonica convivenza dei suoi membri
e all’integrazione delle differenti culture, sembra ancora molto lunga
e tortuosa.

Non si tratta di un razzismo di tipo “ideologico”, ma di un sentimento
dettato soprattutto dall’ignoranza e dalla paura. La paura atavica dello
sconosciuto, del diverso; il primitivo timore di essere depredato
di qualcosa a cui si tiene: lo spazio vitale, il lavoro, le persone care.

Tutti timori infondati ,ovviamente, ma presenti in nuce nel fondo
delle coscienze di molti, soprattutto di coloro che non posseggono
gli strumenti per adattarsi agli inevitabili mutamenti sociali,
né la sicurezza e la forza sufficienti per affrontare i cambiamenti
necessari che la vita ci impone.

Chi è tanto cinico da impegnarsi a portare a galla tali rozzi
e dannosi istinti è certo di trarne vantaggi, soprattutto
vantaggi politici, come abbiamo scritto.
Si tratta però di operazioni molto rischiose.
L'odio e la violenza, se scatenate, risultano distruttivi
e spesso incontrollabili.

Recentemente personaggi come il segretario della Lega Nord
Matteo Salvini, hanno imparato molto bene il modo di ottenere
consensi aizzando all'odio nei confronti di Rom e migranti. Egli utilizza un
linguaggio molto semplice, ma particolarmente efficace.
Le sue invettive fanno parte di repertori collaudati.
Gli stranieri e i Rom ci rubano il lavoro, lo spazio, si impossessano
delle nostre cose, spacciano droghe etc.

Molte menti "ben predisposte" hanno già contratto il virus.
E' comodo dare la colpa dei nostri mali a chi non fa parte
del nostro gruppo. E' una tecnica collaudata da millenni.
Salvini non è per niente originale.

Se non si riuscirà a fermare o contenere la diffusione di un
sentimento tanto deleterio, noi o i nostri posteri, fra non molto tempo,
saremo inevitabilemnte trascinati in un vortice da cui sarà
difficile uscire; un vortice di violenza e dolore.

La storia insegna, ma la nostra memoria sembra debole.
[PR]
# by LIBERTUS66 | 2015-07-15 04:21
Italia Nuda. Primo Paragrafo (1)
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1)PIAZZALE LORETO, Milano, 29 aprile 1945.
Nello stesso luogo in cui, pochi mesi prima,
giacevano i corpi di quindici partigiani trucidati
dalle milizie fasciste, una folla inferocita ingiuriava,
a calci e sputi, dei cadaveri .
Affinché tutti potessero vederli bene,
alcuni di essi vennero appesi a un alto traliccio,
a testa in giù.
Tra questi, il corpo martoriato di Benito Mussolini.
Il ventennio Fascista, durante il quale si era promossa
la violenza come legittimo strumento nelle contese tra
gli uomini, ebbe il suo consono epilogo.


2)BENITO AMILCARE ANDREA MUSSOLINI,
noto semplicemente come “ il duce ”, era nato nel 1883
a Predappio, un paesino in Romagna. Per tutta la vita fu
ossessionato dal fascino del comando e da quello delle
donne le quali, secondo la sua virile opinione,
“devono obbedire, badare alla casa, mettere al mondo
figli e portare le corna”.
Da ragazzo era prepotente e violento, sempre pronto
a venire alle mani.
“Di indole appassionata e riottosa” lo definiva il direttore
del colleggio che frequentò.
Scarsamente creativo e originale, più abile nel distruggere
che nel produrre di nuovo, secondo uno dei suoi biografi
Dopo risse, accoltellamenti ed espulsioni, nel 1901 riuscì
a conseguire il diploma di maestro elementare,
professione che esercitò svogliatamente solo
per qualche mese come supplente, per poi
dedicarsi all’attività di giornalista e di agitatore politico.
Si definiva un socialista rivoluzionario.
Dal 1910 diresse dei giornali di ispirazione socialista
Nel 1914, dopo lo scoppio della Grande Guerra, grazie
a cospiqui finanziamenti di alcuni gruppi industriali,
fondò il quotidiano Il Popolo d'Italia, dalle cui pagine
appoggiò fortemente la partecipazione dell’Italia al
conflitto, contro la linea del proprio partito che per
questo lo espulse.
Nel maggio del 1915 l’Italia entrò in guerra;
a settembre dello stesso anno, Mussolini partì per il fronte.
A causa di una ferita riportata durante un’esercitazione,
rimase quasi sempre nelle retrovie.
Alla fine del conflitto, nel 1918, ritornò alla direzione
del suo giornale (divenuto “quotidiano dei combattenti
e dei produttori”) che continuava ad avvalersi degli aiuti
economici, sempre più consistenti, da settori abbienti
della società per cui la guerra era stata fonti d’ingenti
guadagni


3) L’ITALIA DEL PRIMO DOPOGUERRA era schiacciata
da una grave crisi sociale, politica ed economica.
Il logorante conflitto mondiale aveva causato un enorme
aumento della miseria ed esasperato il sentimento
nazionalistico.
Nel paese regnava uno scontento generale;
tutti avevano qualcosa da rivendicare.
I contadini chiedevano terre da coltivare,
gli operai aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro,
i reduci della guerra pretendevano pensioni adeguate
e la risoluzione della questione delle terre irredenti.
il Governi che si susseguirono in quegli anni (nota)
furono incapaci di far fronte alla grave situazione;
Le manifestazioni di protesta aumentavano di giorno
in giorno. Il fantasma di una rivoluzione comunista,
del tipo di quella scoppiata in Russia (nota) ,
preoccupava tanto la classe politica liberale,
allora dominante, quanto gl’industriali e i grandi
proprietari, i quali cominciarono a temere di dover
rinunciare a privilegi e beni.Sembrava che solo
un miracolo avrebbe potuto evitare una rivoluzione
proletaria, e il miracolo avvenne.
Mussolini, dimenticate le idee socialiste, in nome
di un non ben definito ritorno all’ordine, accettò
volentieri gli aiuti economici offerti dal grande
capitale per fermare, con metodi violenti,
le proteste dei lavoratori.
Il futuro duce usò abilmente, in modo propagandistico,
la questione delle terre irredenti e lo spauracchio
di un’imminente e devastante rivoluzione bolscevica.
Molti reduci impugnarono manganelli e moschetti
e lo seguirono.


4) I FASCI DI COMBATTIMENTO furono fondati
da Benito Mussolini, insieme a poco più di cento
persone, in un locale di Piazza San Sepolcro a Milano.
Era il 23 marzo del 1919 , la data che segna
ufficialmente la nascita del fascismo.
Obiettivi primari del movimento dei “sansepolcristi”
erano le rivendicazioni irredentiste e la ferma
contrapposizione al bolscevismo.
I capitalisti italiani poterono finalmente tirare
un sospiro di sollievo e continuare a sostenere
il loro “salvatore”. Il Governo e la Casa Reale
assistevano immobili alle violenze degli squadristi,
rivelando impotenza e probabilmente complicità .
Il movimento dei fasci di combattimento divenne
un partito politico che si presentò alle elezioni
del 1921. Il risultato elettorale si rivelò
un clamoroso insuccesso che spinse Mussolini
ad affidarsi ad altri metodi per prendere il potere a cui ambiva.


5) LA MARCIA SU ROMA fu la manifestazione di carattere
eversivo che Mussolini promosse allo scopo di conquistare
il potere politico che non era riuscito ad ottenere
attraverso libere e legali elezioni.
Alcune migliaia di “manganellatori” fascisti si diedero
appuntamento nella capitale dove sfilarono minacciosi
per le strade principali. Non vi fu praticamente nessuna
opposizione. Non furono necessari atti di violenza.
Il Re Vittorio Emanuele III, evidentemente
più intimorito dalle bandiere rosse che dalle
camice nere, affidò, senza indugi, al capo dei
fascisti, l’incarico di formare un nuovo Governo.
Era il 28 ottobre 1922, l’Anno Primo dell’Era Fascista.
Da quel giorno, le libertà degl’italiani sarebbero
cominciate ad assottigliarsi fino a svanire quasi del tutto.


6) IL PROGRAMMA POLITICO ai fascisti non
fu mai necessario.
“Il nostro programma è semplice: noi vogliamo
governare l’Italia” diceva il duce. Riguardo a come
l’avrebbero fatto non era dato saperlo in anticipo,
ma non era difficile intuirlo.
Per i fascisti, gli unici punti fermi erano l’avversione
nei confronti del sistema democratico,
dell’individualismo e del liberismo. In un’altra circostanza
Mussolini dichiarò: “il nostro programma è l’azione ! ”
vantandosi che i fascisti potevano permettersi il lusso
di essere aristocratici e democratici, conservatori
e progressisti, reazionari e rivoluzionari, legalisti
e illegalisti a seconda delle circostanze di tempo,
di luogo e di ambiente.
Il duce diede continuamente prova delle proprie
straordinarie capacità camaleontiche.
Fu, tra l’altro, socialista , ma anche oppressore
dei lavoratori;
anticapitalista, ma anche finanziato dai capitalisti;
ateo anticlericale, ma anche benedetto dal Papa;
difensore del nucleo familiare, ma anche padre
di numerosi figli illegittimi;
antimonarchico, ma anche fedele alleato del Re;
pacifista antimilitarista, ma anche principale
trascinatore dell’Italia nelle due guerre mondiali
del xx secolo.
critico del razzismo nazista, ma anche autore
delle leggi razziali antisemite.
Tale singolare “flessibilità” era in funzione di un
unico imperativo: il mantenimento e l’accrescimento
del proprio potere.
Il partito di massa era unito soprattutto dal culto
del capo carismatico piuttosto che da un programma politico.
“Mussolini non sbaglia mai ! ” amavano ripetere i fascisti.
Il fascismo era una religione che aveva trovato il suo Dio.
La ragione e l’intelligenza aveva lasciato il posto
agli istinti primordiali.



7) LA ROMA IMPERIALE era il modello al quale
i fascisti si ispiravano;
La terminologia e la simbologia legate al fascismo erano
la parodia di quelle appartenute agli antichi romani.
Non possedendo un passato, le camice nere si
sforzarono di emulare quello più glorioso
che l’Italia avesse mai avuto. Mussolini,
che amava farsi chiamare duce proprio come
i grandi condottieri dell’antichità, sognava
di far rivivere all’Italia i fasti dell’antico impero.
I ritratti e i busti in bronzo o marmo che
raffiguravano il duce in fiere pose, erano collocati
in ogni angolo d’Italia, proprio come le effigi
degli imperatori a cui desiderava paragonarsi.
Negli uffici pubblici, nelle aule scolastiche
come nelle piazze e per le strade, gli occhi
del duce sembravano sorvegliare gl’italiani
in ogni momento.Il ritorno al passato a cui
si anelava, in un certo senso, si realizzò.
Durante la dittatura fascista si negarono
le libertà fondamentali ai cittadini;
si emanarono delle crudeli leggi razziali ;
un sistema poliziesco terroristico eliminò,
spesso fisicamente, gli oppositori del regime;
si invasero paesi, sterminandone gli abitanti
con sistemi crudeli, come i gas asfissianti :
si ripristinarono le pratiche dell’esilio, della
tortura e della pena di morte.
Per un ventennio, l’Italia e gl’italiani regredirono
effettivamente nel tempo, ma in un’epoca
paragonabile all’oscurantismo del Medio Evo
piuttosto che alla gloria dell’Impero Romano.



8) GIACOMO MATTEOTTI, il deputato socialista che
aveva ben compreso il vero volto del fascismo,
tentò invano di opporsi ai soprusi di chi stava
trascinando gl’italiani verso un devastante
regresso sociale.
Durante le elezioni “farsa” del 6 aprile 1924
che diedero al fascismo la maggioranza parlamentare,
squadristi armati avevano intimidito e minacciato
gli elettori ai seggi, condizionando il risultato elettorale.
Matteotti, dai banchi della camera, ne denunciò
coraggiosamente le irregolarità.
Il parlamentare, durante il suo discorso continuamente
interrotto dai deputati fascisti, urlò in faccia al duce:
“Voi volete cacciarci indietro!”. Era il 30 maggio 1924.
Dopo quelle dichiarazioni il deputato scomparve
misteriosamente. Alcuni parlamentari
dell’opposizione per protesta abbandonarono
sdegnati i propri banchi.
Il Re, che avrebbe potuto destituire Mussolini,
non se la sentì di interrompere l’idillio appena
iniziato con le camice nere e riconfermò
la fiducia al loro capo che, da quel momento,
si sarebbe impossessato, abusandone, di tutti
i poteri. Il cadavere di Giacomo Matteotti
fu ritrovato dopo qualche settimana abbandonato
in una campagna romana. Il duce,
in un discorso tenuto il 3 gennaio 1925,
forte anche dell’appoggio dimostratogli della Casa Reale,
si assunse spavaldamente la responsabilità
di quel barbaro delitto, preannunciando
la svolta autoritaria che avrebbe trasformato
l’Italia democratica nella dittatura fascista.
L’opposizione al fascismo, in qualsiasi sua forma,
non sarebbe più stata tollerata. Divennero
illegali tutti i partiti e i movimenti politici,
escluso ovviamente l’unico grande e
omnicomprensivo Partito Nazionale Fascista,
organizzato in maniera gerarchica e
a cui tutti gl’italiani avrebbero dovuto aderire.
[PR]
# by LIBERTUS66 | 2015-02-26 19:03
Italia Nuda. Primo Paragrafo (2)
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9) IL CONSENSO di vaste proporzioni di cui godette
il fascismo non fu il prodotto della sola coercizione.
Migliaia di uomini e donne decisero, autonomamente,
di rinunciare alla propria libertà, accettando di vivere
soggiogati alla volontà di un solo uomo.

9.a ) L’EDUCAZIONE E LA PROPAGANDA svolsero,
senza dubbio, un ruolo importante per incrementare
e mantenere il consenso della popolazione.Mussolini
e i fascisti compresero che sarebbe stato necessario
educare e condizionare gl’italiani, non solo terrorizzarli
e opprimerli . L’Italia di quegli anni, caratterizzata
da ignoranza e analfabetismo, si dimostrò il terreno
ideale per sottomettere e “ammaestrare”
con successo le masse. Le camice nere
s’impegnarono ad ottenere il completo
controllo dei mezzi di comunicazione di massa
e del sistema educativo. Stampa, radio
e cinema si trasformarono in megafoni
del regime. Le scuole divennero fabbriche
del consenso incondizionato e del culto del Duce.
In classe, i bambini potevano essere modellati
in modo scientifico; gli adulti erano ovunque
martellati da slogan e messaggi propagandistici.
Anche durante il tempo libero, scansito
e organizzato dal regime, nessuno poteva
estromettersi al condizionamento programmato.
Tutti, dalla piu’ tenera età fino alla morte,
erano inquadrati in prestabilite categorie
e gruppi organizzati sempre in modo gerarchico.
L’Italia era divenuta un’immensa caserma nella
quale era pressoché impossibile riuscire a sottrarsi
al rigoroso sistema d’indottrinamento e controllo
che il fascismo aveva scrupolosamente predisposto.



9.b ) PANEM ET CIRCENSES è notoriamente la ricetta
per “tenere buono” il popolo;
due dei più efficaci strumenti per il controllo sociale
usati da ogni totalitarismo. “Pane e spettacoli”
furono concessi alla plebe dagli imperatori romani;
“assistenzialismo e divertimento” sono offerti
al popolo dai moderni dittatori. Anche il fascismo
si servì abilmente di tali espedienti, riuscendo
a illudere gl’italiani che fossero amorevolmente
assistiti e protetti dall’onnipotente e infallibile duce.


9.c ) L’ASSISTENZIALISMO. Uno degli esempi
che possono ben spiegare di quale tipo fossero
gli aiuti offerti alla popolazione dal fascismo
è l’assistenza alla maternità. Alle madri di famiglie
numerose veniva concessa la medaglia d'onore
e un attestato. Per ogni figlio nato, si elargiva
alla famiglia 5 lire e un'agevolazione a 15 lire
se veniva chiamato con nomi patriottici come
Benito o Vittorio Emanuele. In realtà, tali premi
miravano ad uno scopo ben preciso, lontano
dalla volontà di elargire concreti aiuti alle famiglie
bisognose. Il duce pensava al futuro, a un’Italia
con un esercito numeroso e invincibile.
“ Un popolo ascende in quanto numeroso"
amava ripetere. Per favorire i matrimoni
e quindi le nascite si colpirono i celibi con
una tassa speciale. L’Italia in miseria di quegli anni,
si riempì di piccoli Benito pieni di fratellini Umberto,
per i quali, però, quelle poche lire non avrebbero
assicurato certamente un’infanzia dignitosa.
Le famiglie indigenti, di solito si trasformavano
in famiglie numerose...indigenti.

9.d) ATTIVITA’ RICREATIVE Per quanto concerne
il divertimento, già dal 1925 il regime fascista avviò
il programma di “nazionalizzazione” del tempo libero.
I giorni e le ore da dedicare alle attività ricreative
erano dettagliatamente stabiliti. Oltre alla domenica,
anche il sabato, dopo le 13 (il cosiddetto “sabato
fascista”) era dedicato alle attività ricreative.
Solo una domenica al mese poteva essere
liberamente gestita dagli italiani irregimentati.
Erano previsti svaghi di ogni tipo a seconda
dell’età e del sesso. Tutti ebbero, in un certo
senso, l’obbligo di divertirsi. Si dava particolare
importanza alle attività fisiche; il regime aveva
bisogno di cittadini-soldato forti e atletici.
9.e ) I FATTORI PSICOLOGICI, oltre a quelli politici,
sociali ed economici, possono spiegare le ragioni
della sottomissione di milioni di individui al regime
fascista. Il puro condizionamento risulterebbe
insufficiente per modellare le masse. Una certa
predisposizione mentale sembra essere necessaria.

La particolare indole degli italiani sarebbe stata,
secondo alcuni prestigiosi pensatori, una delle
condizioni che favorirono il successo del fascismo.
Il giornalista Indro Montanelli affermava che gl’italiani
desiderano avere una guida, un condottiero,
qualcuno che li comandi e a cui delegare il fardello
di decidere, salvo levarselo di mezzo se le cose vanno male.
Secondo Caro Rosselli, filosofo ucciso da un commando fascista,
il regime aveva fatto emergere i vizi congeniti degli italiani,
portati al conformismo più che alla spregiudicatezza
del pensiero.
Anche il giornalista, politico e antifascista Piero Gobetti
considerava il successo del fascismo come il frutto della
tendenza all'autoritarismo, tipica della cultura italiana,
poco avvezza al confronto delle idee e predisposta alla
disciplina dello Stato forte.
Lo psicoanalista Wilhelm Reich, riteneva che la mentalità
fascista fosse la mentalità dell’uomo della strada, mediocre,
soggiogato, smanioso di sottomettersi a un’autorità.
Mussolini stesso affermò di non aver creato il fascismo,
ma di averlo tratto dall’inconscio degli italiani; se non
fosse stato così, non lo avrebbero seguito per vent’anni.
Il suo potere di comando coincideva perfettamente
con la volontà di ubbidienza del popolo italiano.

Teorie generali sul consenso ai regimi toitalitari
Esistono delle teorie che spiegherebbero il consenso
a tutti i fascismi(nota), non solo a quello italiano,
in quanto si fondano sul desiderio di soddisfazione
di innati istinti umani.
Una fra le teorie più note è quella formulata dallo
psicoanalista Eric Fromm secondo cui, l’individuo
dei tempi moderni, ridotto a sentirsi impotente e
insignificante, rinuncerebbe alla propria indipendenza
confondendosi con qualcosa al di fuori di se stesso,
qualcosa di forte ed eterno di cui spera di condividere
la potenza e la gloria.
Presupposto necessario per divenire parte integrante
di tale entità è la totale e incondizionata sottomissione
ad essa. In opere più recenti, Fromm scrive che
gli uomini aderiscono a un regime totalitario per
soddisfare sia la brama di sottomissione, alimentata
da sentimenti di inferiorità, che la brama di un
potere assoluto e illimitato sugli altri. Due impulsi
all’apparenza contrastanti, ma che si riscontrerebbero
regolarmente insieme.
Alla luce delle riflessioni di Fromm divengono
comprensibili alcune affermazioni del sopracitato
giornalista Indro Montanelli secondo cui Mussolini
avrebbe capito una cosa fondamentale, ovvero che
che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno
di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne.
Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata
e complessa che ognuno aveva dei galloni.
Tutti avevano una po’ di potere di cui, naturalmente,
ognuno abusava, come è nel carattere degli italiani.


10) LA SECONDA GUERRA MONDIALE rappresentò
l’ultimo tragico atto del disastro fascista.
Nel 1939, il capo del nazismo tedesco Adolf Hitler
si preparava a far conoscere al mondo di quali orrendi
crimini fossero capaci gli esseri umani.
Mussolini, che fino ad allora aveva sempre abilmente
intuito le mosse giuste per accrescere il proprio potere,
decise di legare il destino dell’Italia alla follia nazista,
convinto della vittoria finale del suo “ex allievo” ed amico.
“Ho bisogno solo di alcune migliaia di morti per sedere
al tavolo della pace come belligerante" si giustificò
con chi aveva tentato di dissuaderlo dall’ordinare agl’italiani,
fra l’altro impreparati e male attrezzati, di partire per il fronte.
Le migliaia di italiani morti di cui il duce aveva bisogno
non mancarono ( per l’esattezza, il tributo al duce,
ammontò a 443.000 caduti, fra cui moltissimi civili),
ma alla fine del conflitto nessun fascista sedette
al tavolo della pace.
Nella seconda guerra mondiale persero la vita,
in totale, 71.087.910 persone.
All’inizio della guerra, il duce disse, riferendosi al capo
del nazismo: “Secondo le leggi della morale fascista,
quando si ha un amico, si marcia con lui fino in fondo”,
e, infatti, col suo “amico” riuscirono infine a toccare il fondo .
Adolf Hitler si suicidò insieme alla sua amante
Eva Brown, ai suoi fedeli cani Blondi e Wulf e
al suo fedelissimo ministro della propaganda
Goebbles il quale offrì il privilegio di seguire il
fhurer all’altro mondo anche alla sua amata
consorte e alle sue sei figliolette.
Mussolini, dimenticati tutti gli storici motti
che innegiavano all’eroismo e allo spirito
di sacrificio, tento vigliaccamente di fuggire
travestito da soldato tedesco, ma fu catturato
e fucilato dai partigiani.



11) IL FASCISMO OGGI
Dopo la fine della seconda guerra mondiale,
la ricostituzione del Partito Fascista fu dichiarata illegale,
ciò tuttavia non impedì ai nostalgici di fondare movimenti
e partiti politici di ispirazione fascista.
I partiti figli del fascismo, come il “Movimento Sociale Italiano”
poi divenuto “Alleanza Nazionale”, godettero
di una certa legittimazione soprattutto dal 1994,
grazie all’alleanza con il leader del centro destra
Silvio Berlusconi e alla perdita di credibilità
di quasi tutti gli altri partiti politici italiani.
Da quell’anno, il fascismo sembra essere tornato di moda,
soprattutto fra le nuove generazioni.
Si tratta comunque di un fenomeno contenuto.
Evidentemente, il carattere parodistico e anacronistico
di tale “moda” ne impedisce una vasta diffusione.
Molti giovani che “fieramente” si autodefiniscono fascisti,
presumibilmente, del fascismo storico, posseggono
solo una vaga e distorta idea.


12) LE NUOVE FORME DEL FASCISMO, più che la
riproposizione del fascismo tradizionale, preoccupavano
il lungimirante Pier Paolo Pasolini già negli anni settanta.
Secondo lo scrittore, saremmo oggi sottomessi
a una forma di fascismo che non è più il fascismo
di Mussolini e che, rispetto ad esso, sembra molto
più efficace nell’azione di condizionamento.
Nessun centralismo fascista era riuscito infatti
a realizzare ciò che stava realizzando con successo
il centralismo della civiltà dei consumi.
Il fascismo del ventennio proponeva un modello
che però restava lettera morta. Le varie culture
particolari (contadine, sottoproletarie, operaie)
continuavano a uniformarsi ai loro antichi modelli:
la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione
a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli
imposti dal Centro è incondizionata. Al nostro
“regime democratico” riesce perfettamnete
quell’omologazione culturale che era lo scopo
sociale del regime fascista. I modelli culturali
tradizionali sono rinnegati, sostituiti da un
unico modello che è a noi imposto e per tutti
pressoché uguale. Staremmo insomma
obbedendo apaticamente a degli ordini che
ci impongono radicali cambiamenti e
ci dettano nuovi modelli culturali, senza
nemmeno che ci sia noto chi impartisca
tali ordini, come invece era chiaramente noto
a tutti coloro sottomessi al regime fascista.




 
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# by LIBERTUS66 | 2015-02-26 18:49
SEMINARI dello STUDIOLO
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# by LIBERTUS66 | 2015-02-04 00:03
il caso HAKAMADA


Lo Studiolo
(con la collaborazione di Fujioka Masako e Masaki Monma)

Per contribuire alla decennale battaglia dello “HAKAMADA SUKUKAI”
“Associazione per la Salvezza del Prigioniero Innocente,
l’Ex pugile Iwao Hakamada” .
Rappresentante: Masaki Momma

Indirizzo: 1-50-1-4-401, Kumegawa-cho, Higashimurayama-shi, Tokyo 189-0003 Japan
Fax: 042-394-4127 sito web: http://www.yayoigallery.com/
e-mail: hakamada_sukukai@h2.dion.ne.jp



Contenuti

Biografia di Iwao Hakamada

Testimonianze
Lettera di Hakamada Iwao al figlio (2 febbraio 1983)
Condannato senza prove, dimenticato nel braccio della morte...A. De Rosa
Appello del Cardinale Seici Scirayanagi e dell’avvocato Haruo Abe

La storia del caso
Il massacro nella notte
L’alibi
Forzata confessione
Sentenza ambigua
Dettagli sul trincetto indicato come l’arma del delitto
I punti cruciali per la revisione del processo di Hakamada

Appendice
I cinque indumenti macchiati di sangue
Durata degl’interrogatori sottoposti da Polizia e Procura

Biografia di Iwao Hakamada

1936. Nasce in Yu-To quartiere nella provincia di Shizuoka. Prima, .come pugile dilettante ottiene 8 vittorie (7per KO) su 15 incontri.
1957. Partecipa a un inconto per pesi gallo alla Riunione Nazionale d’Atletica in Shizuoka, riportando un gran successo.
1959. Si trasferisce a Tokyo per entrare nel “Fuji Boxing Club”.
1960. Combatte 19 incontri in un anno, registrando ben 13 vittorie ( 4 perse, 1 pari ). Lavora come Sparring-Partner con un pugile di 10 kg superiore.
1961. Marzo. Dopo nove mesi diventa professionista. Combatte al Korakuen Hall, ( in un incontro non ufficiale) con il Campione Giapponese della sua categoria. Perde ai punti.
Aprile. Si reca a Manila per l’incontro con Marsing David, il campione filippino dei pesi gallo.
Maggio. A Sapporo, combatte 4 incontri. Dopo essersi ferito agli occhi e alle gambe, decide di rinunciare alla professione di pugile. ( si classifica come settimo pugile nella graduatoria dei pesi gallo in Giappone). Ritorna in Shizuoka per preparare il futuro pensando di rientrare nella Boxe. Ottiene un impiego nella fabbrica ”Kagome Miso” a Yokosuna, nella citta` di Simizu.


Testimonianze

Per la revisione del processo al Signor Iwao Hakamada, condannato a morte che sopravvive nel braccio della morte da oltre 40 anni in Giappone.
Aiutiamolo!

”Mio caro figlio, cresci onesto e coraggioso, con le mani pulite. Se ti sforzerai di essere onesto, potrai riconoscere questa società severa e fredda come un modello negativo da non seguire. Il tuo papà ritornerà da te presto e ti potrà dimostrare che non ha mai ucciso nessuno. Chi lo sa più di tutti è la polizia. Chi si sente in colpa sono i giudici. Ti prometto che riuscirò a spezzare queste catene e tornare presto a casa, a ristringerti fra le braccia”.
Lettera di Hakamada al figlio. 2 febbraio 1983


Condannato senza prove, dimenticato nel braccio della morte
Circa quarant’anni dopo questa lettera, il Signor Hakamada è ancora vivo, ma la sua non può chiamarsi “vita”. Non è mai uscito dalla cella in cui da migliaia di giorni è costretto ad attendere un secondino che gli comunichi a che ora dovrà essere impiccato. Non ha piu` rivisto suo figlio, ne` altre persone che non fossero altri condannati a morte o guardie. Crudele attesa forzata che, aggiunta all’ingiustizia della sua condanna inflitta dopo una confessione estorta con la violenza e senza praticamente prove, diviene una tortura che solo una società piu` crudele del piu` crudele assassino può permettere:la società in cui è ammessa la pena di morte. Sara` sufficiente la testimonianza dell’ex giudice Kumamoto Norimichi, il quale, ha finalmente ammesso che quel giorno di tanti anni fa fu costretto a firmare la condanna a morte per aver ricevuto delle “pressioni”, pur avendo dubbi sulla colpevolezza dell’imputato?
Angelo De Rosa (Lo Studiolo, 2007)


“Paolo” Iwao Hakamada deve ottenere la revisione del processo !

Il Signor Iwao Hakamada è stato processato per furto, incendio ed omicidio volontario avvenuto il 30 giugno 1966. Nel 1968 è stato condannato dal Tribunale Distrettuale di Shizuoka. Tutti i suoi appelli a questa Sentenza sono stati rifiutati, anzi, nel 1980 è stato condannato a morte dalla Corte Suprema di Giustizia.
Tuttavia il Signor Hakamada continua a dichiararsi innocente. Continua a sperare nella riapertura del processo e a pregare Dio, il quale sa che egli è innocente.
Ha ricevuto il battesimo al Natale del 1984, unendosi alla Chiesa Cattolica. Il Signor Hakamada non dice il falso di fronte a Dio e agli uomini. Egli è realmente innocente! È stato torturato per estorcergli una falsa confessione. Non solo, è stato anche condannato a morte sulla base di prove infondate.
Spero vivamente che questo povero innocente sia salvato da una crudele ed ingiusta morte.
Cardinale Seiici Scirayanaghi

Non esitiamo a correggere gli sbagli !
Il miserevole costume della Giustizia e Procura giapponese di infliggere la Pena di Morte ad un cittadino innocente secondo prove infondate e di ostinarsi a difendere il verdetto originario anche quando questo è palesamente in contraddizione con la realtà, riceverà una severa critica dalla storia. Non dobbiamo esitare a correggere uno sbaglio !”
Il fu Haruo Abe, Avvocato che lottò per Hakamada dal 1991 al 1999, anno della sua morte.

Il Caso Hakamada. La storia
Il massacro nella notte
Sono stati ritrovati quattro cadaveri. Quattro corpi anneriti. Carbonizzati. Qualcuno aveva dato fuoco a quel luogo spargendo del combustibile. L’incendio in quella casa era cominciato verso le due di mattina del 30 giugno 1966. La città dell’incidente si chiama Shimizu. Si trova nella provincia di Shizuoka, in Giappone. Una delle vittime, il signor Hashimoto aveva 41 anni. Era il direttore della Compagnia “Kogane Miso”. Usava la casa anche come ufficio. Insieme a lui fu uccisa sua mogle di 38 anni, il loro primo figlio di 14 anni e la loro seconda figlia di 17. La sorella maggiore è l’unica superstite del massacro. Dormiva fortunatamente in una zona differente dell’abitazione.
I corpi presentavano molte ferite da arma da taglio. Tante che non si poté stabilire il numero preciso. Si parla, almeno di quarantacinque. L’arma del delitto sarebbe stata identificata in un trincetto trovato tra i resti bruciati dell’incendio. A parte la punta rotta però, questo non sembra essere particolarmente danneggiato.
Secondo la polizia sarebbero stati rubati dalla casa 80.000 yen. Altri soldi ed oggetti di valore sono però stranamente rimasti nel luogo. Altre “stranezze” sarebbero seguite.

L’alibi
Iwao Hakamada all’epoca aveva trent’anni ed era uno degli impiegati della Compagnia del signor Hashimoto. Quel giorno, dopo il lavoro, finita la cena, ritornò nella sua camera del dormitorio al secondo piano della fabbrica a fianco la casa del direttore. Dopo aver giocato a Shogi (sorta di scacchi giapponesi) con un suo collega, guardò un telefilm. Alle 23 passate indossò il pigiama, spense la luce e andò a letto.
Il fischio della sirena della fabbrica lo svegliò, mentre stava dormendo profondamente. Ancora non era completamente conscio
di quello che accadeva quando sentì un collega gridare: “Al fuoco! La fabbrica va a fuoco!”. A quel punto saltò fuori dal letto e scese di corsa per i gradini col pigiama. Nonostante preso dal panico, pensò che doveva cercare un secchio per portare dell’acqua nel luogo dell’incendio. Si avvicinò un collega urlando: “l’estintore! L’estintore!” . Lo cercarono insieme, ma non lo trovarono. Pensarono di avviarsi verso l’idrante davanti la fabbrica. Quando Hakamada salì per le scale dello stenditorio per andare sul tetto, scivolò e cadde ferendosi il dito medio della mano sinistra con qualcosa, forse un pezzo di latta. Si bagno tutto il corpo durante l’opera di spegnimento. L’incendio fu spento dopo circa venti minuti.
Hakamada tornò nella sua camera, si fasciò la ferita con una striscia strappata da un asciugamano per fermare il sangua. Il giorno dopo la ferita era suppurata perché non l’aveva disinfettata. Doveva andare da un medico.
Questo è tutto quello che Hakamada fece quella notte. Ha un alibi di ferro che prova la completa estraneità con il delitto.

Forzata confessione
Hakamada fu arrestato il 18 agosto del 1966. Per diciannove giorni ha sostenuto di essere innocente, ma i crudeli metodi adottati durante gl’interrogatori lo hanno evidentemente reso incapace di ragionare normalmente. Alla fine di questa “agonia” fu costretto, forse per non perire, a firmare una confessione preparata dalla polizia secondo un aloro “sceneggiatura”. Il riassunto della confessione è il seguente.
Dopo l’una di mattina, quel 30 giugno, Hakamada sarebbe uscito dalla sua stanza del dormitorio armato di un trincetto, che portava nella cordicella che chiudeva alla vita il suo pigiama. Si sarebbe arrampicato sul tetto del magazzino del direttore Hashimoto dall’acero della casa accanto alla fabbrica. Sarebbe sceso nel cortile della casa con l’aiuto del pluviale per entrare
nella casa. Scoperto dalla famiglia, avrebbe atterrato Hashimoto con un pugno, ucciso quattro persone con il trincetto per rubare i loro soldi. Quindi sarebbe fuggito dopo aver sparso del combustibile sui cadaveri e acceso il fuoco con un fiammifero.
I suoi capi d’imputazione sono: l’intrusione nella proprietà privata, il furto, l’incendio e gli omicidi.
Non esisteva nessuna prova che confermasse la sua “confessione”. La polizia non aveva potuto trovare nessun indizio significativo. E’ facile credere che gl’investigatori fossero guidati da idee preconcette secondo cui il crimine sarebbe stato eseguito da un uomo forte e che sapesse usare i pugni.
In un documento dell’interrogatorio si legge :” senza la sua confessione sarebbe stato difficile trovare la verità su questo caso”. Sembra evidente che si tratti di una confessione falsa ed estorta con la forza dalla polizia.
La media delle ore d’interrogatorio fu di dodici ore al giorno. L’interrogatorio più lungo è stato di diciassette ore. La teoria della colpevolezza di Hakamada è stata prodotta dalla tortura.

Sentenza ambigua
Il 10 dicembre 1966 cominciò il processo a Hakamada nel Tribunale Distrettuale di Shizuoka. Si dichiarò sempre innocente. La Sentenza definitiva arrivò l’11 settembre 1968: Morte per impiccagione. Tutti i seguenti Appelli sono stati rifiutati dalla Corte Suprema di Giustizia. Il 19 Novembre 1980, la conferma in via definitiva della Pena di Morte. La Sentenza in Prima Istanza è priva di riferimenti a prove concrete della colpevolezza di Hakamada; lo stile del testo è vago e incoerente secondo lo standard della lingua giapponese.
Tre i quarantacinque documenti degli interrogatori di Hakamada
Sottomessi al Tribunale, uno solo ne è stato accettato per la testimonianza. Tuttavia, anche questo, non aveva un contenuto particolarmente rilevante rispetto agli altri quarantaquattro documenti scartati. Insomma, non c’è stato alcun motivo particolare per cui è stato scelto proprio quel documento.
Nella Sentenza non è stata descritta l’aggressione al direttore Hashimoto. Non è stato chiarito il modo in cui sarebbe stata uccisa la moglie e i figli. Inoltre, all’inizio i procuratori insistevano sul fatto che l’assassino avrebbe indossato il pigiama durante il delitto, sull’indumento però non c’era quasi nessuna macchia di sangue.
Quando il Processo si avviava in una punto di stallo, improvvisamente, quasi per incanto, il 31 agosto del 1968 (circa due anni dopo il massacro) cinque indumenti con tante belle macchie di sangue sono state sottoposte al Tribunale. I procuratori hanno affermato che quegl’indumenti erano statoi trovati all’interno di un serbatorio di miso nella fabbrica. Secondo Nella Sentenza di colpevolezza di Hakamada però non è stato chiarito quando e come sarebbero stati messi in quel posto.
Per quanto riguarda questo punto, le spiegazioni sono sempre vaghe ed imprecise.
Sarebbe fin troppo facile criticare questa Sentenza assurda di basso livello che sembra scritta da un bambino delle scuole elementari. Tuttavia, vorremmo riferire soltanto sui cinque indumenti che i giudici non hanno menzionato nelle frasi conclusive con cui hanno rigettato il ricorso di Appello, perché questi indumenti sono le uniche prove materiali della colpevolezza.
I cinque indumenti sono una camicia sportiva, un paio di pantaloni, una maglietta con le maniche corte, delle mutande normali ed un paio a “gamba lunga”.
Osserviamo la situazione di ogni capo. Sulla camicia sportiva è presente sangue di gruppo AB e A; sui pantaloni, di gruppo A; sulla maglietta, di gruppo A e B; sulle mutande a gamba lunga, di gruppo A e sulle altre mutande , di gruppo A e B. Il gruppo sanguigno del direttore Hashimoto era A. Di questo gruppo sono presenti macchie su ogni capo. Quello di sua moglie era B, presente sulla maglietta e sulle mutande. Quello del loro primo figlio era AB, presente solo sulla camicia. Quello della loro seconda figlia era O, ma, nonostante fosse stata ferita in dieci punti, non è presente in nessun indumento. Solo il gruppo sanguigno del direttore era presente fra le macchie
sui vestiti. Oltre al gruppo sanguigno del direttore, le altre macchie sono presenti in modo inspiegabile. Il sangue di sua moglie non è stato trovato sulla camicia sportiva né sui pantaloni né sulle mutande a gamba lunga, ma solo sulla maglietta e le mutande. E’ innaturale che il sangue del loro primo figlio,sia presente solo sulla camicia sportiva. La posizione delle macchie del sangue delle vittime è evidentemente inconprensibile.

Dettagli sul trincetto indicato come l’arma del delitto
Prima di discutere questa questione, vorremmo ripensare ad un’altro omicidio successo la notte tra il 30 e il 31 dicembre del 2000, nell’area residenziale di Kami-Soshigaya in Setagaya-ku,Tokyo.
In quel caso, una famiglia di quattro persone è stata massacrata. Ogni vittima è stata pugnalata in più di 10 posti dall’omicidia. Più di 30 posti in totale. Le armi del delitto erano un coltello da cucina e un lungo coltello da sashimi (pesce crudo a fette). Il coltello da cucina si è piegato alla punta ; la lama del lungo coltello si è rotta in tre parti.
Secondo la confessione redatta dagli investigatori, il signor Hakamada avrebbe pugnalato le vittime 44 volte con un trincetto nella mano destra. Ma non c’era nessuna parte lesa nel palmo della sua mano destra. Secondo la sentenza, Hakamada aveva solo una ferita leggera al dorso della mano destra e al braccio destro.
Se questo delitto fosse stato commesso da Hakamada, il suo palmo e il dorso della mano destra sarebbero dovute essere sporche abbondantemente di sangue per aver pugnalato 44 volte, perché quel trincetto non aveva protezioni per la mano. Ma non c’è nessuna ferita nella sua mano.
 Secondo punto: il trincetto si è rotto solo quasi dieci millimetri alla punta,e la lama non è stata intaccata.
Terzo punto: esiste un dubbio sulla storia di una porta posteriore della casa di Hashimoto, da cui i procuratori dicono che il signor Hakamada sarebbe uscito.
Secondo il signor Nobuo Kinosita, un membro dell’Associazione
per la Salvezza dei Prigionieri Innocenti: fa obiezione alla loro ipotesi dettagliatamente e con prove sicure nel suo libro ”La colpevolezza dei Giudici( casi di condannati “dubbi”)”.
Secondo quel’interrogatorio,il signor Hakamada avrebbe mosso una sbarra della porta posteriore verso destra, avrebbe spostato una pietra
Che ostacolava l’apertura e sollevato il saliscendi nella parte più bassa
della porta. Non avrebbe sollevato il salicescendi posto nella parte superiore della porta, e avrebbe aperto la parte bassa della porta sollevandola sufficentemente per far passare il suo corpo e uscire.
Tuttavia, uno degli abitanti che arrivò di corsa per spegnere il fuoco, testimonia su questa porta posteriore. Secondo la sua deposizione quella porta era stata strettamente chiusa e non si sarebbe potuta aprire né a spingerla né a tirarla. Infatti dei vigili del fuoco avevano dovuto sfondarla a colpi di spalla. Proprio in quel momento la sbarra della porta si ruppe. Cioé quella sbarra bloccava la porta. In questo caso, come si sarebbe potuto riposizionare la sbarra dopo essere usciti da quella porta? Dall’esterno è ovviamente impossibile.
Questi esempi, dimostrano che gl’indizi presentati al Tribunale sarebbero innaturali e intenzionali. Perché sono accadute queste cose?
Possiamo pensare che la Polizia avesse avuto difficoltà a continuare le indagini, mancando indizi e prove sicuri. Ma quando anche i Giudici hanno deciso di rigettare il ricorso in Appello, non hanno considerato
quelle contraddizioni, sebbene queste fossero i punti essenziali che provavano l’innocenza di Hakamada.
Con questo disonesto metodo che “crea” gli omicidi in modo autoritario e arbitrario, ognuno, in qualsiasi momento, può “diventare” un colpevole, e quindi un condannato. Anche tu che stai leggendo questo foglio. Se i poliziotti o i procuratori ti indicassero come colpevole, sarebbe la fine della tua vita.


I punti cruciali per la revisione del processo di Hakamada

Otto esempi importanti tra 21 documenti che sono stati presentati al Tribunale dall’avvocato Haruo Abe.



1.Il carattere non violento: Il signor Hakamada ha un dolce e gentile carattere, come dimostrano le sue lettere dal carcere. Non aveva nessun motivo di commettere questo orrendo crimine. Probabilmente il fatto che sia un ex pugile ha influenzato il giudizio negativo nei suoi confronti. Notoriamente esistono pregiudizi nei confronti di questa categoria. Si pensa che i pugili siano naturalmente portati alla violenza. E’ una chiara discriminazione guardare un “ ex pugile” dall’alto in basso, inoltre è una mancanza di rispetto per chi si impegna nella Boxe.

2. L’ipotesi di omicidio per vendetta: E’ supponibile che il massacro sia sta commesso da più persone (almeno quattro), considerando gli insoliti oggetti ritrovati sul luogo e le numerosissime pugnalate inflitte.

3.Il trincetto non è l’arma mortale: Lo schema della larghezza e della profondità delle ferite sui quattro cadaveri, attestano che l’arma mortale non è il trincetto.

4.Non ha comprato il trincetto: La deposizione secondo cui il signor Hakamada avrebbe comprato un trincetto in una coltelleria a Numazu, è stata completamente negata dalla nuova testimonianza del padrone di quel negozio.

5.La discrepanza delle macchie di sangue: Le macchie di sangue sui cinque indumenti trovati dentro il serbatoio del Miso, hanno posizioni innaturali e inspiegabili: sono evidentemente state prodotte intenzionalmente da qualcuno.

6.Assenza della macchia di sangue sugli Zori (sandali con cinturini) di gomma: Hakamada calzava gli Zori e dovrebbe aver camminato nel mare di sangue, ma su questi, mancano macchie di sangue, anche nei buchi dei cinturini .

7.Sequestro di un taglio di stoffa : un pezzo di stoffa macchiata di sangue, della parte più bassa dei pantaloni, è stata sequestrata all’improvviso dal cassettone di sua madre . Ci sono motivi oper ritenere che la polizia lo avrebbe messo di proposito in quel posto precedentemente, e dopo aveva finto di trovarlo.

8 Via di fuga innaturale: La porta posteriore è stata sbarrata dall’interno. Se Hakamada fosse uscito da quella porta, non avrebbe mai potuto sbarrarla dall’esterno.
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# by libertus66 | 2014-03-28 21:03
VIETATO SPUTARE AL CONDUCENTE !
ATTENZIONE!!!
Fare la mano morta in treno è reato!
STOP ai pervertiti!!!
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Se non la smettete di camminate per la banchina ubriachi
fradici rischiate di finire sotto a un treno prima o poi !!
il 62% di quelli che ci sono finiti erano brilli !!
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Se volete evitare di troncarvi in due,
non provate a entrare nei treni mentre le porte si chiudono!! ok ?
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Palpare il culetto delle ragazzine in treno è un reato
punibile ai sensi di legge!! volete finire dentro ??
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Quando usate la scala mobile poggiate la mano
sul passamano e non correte, potreste rompere
i maroni a qualcuno...
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Finitela di prendervi a pugni in treno !!!
Stop alla violenza sui treni!!
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se davanti a voi c'è un ultracentenario che non si regge
in piedi o una donna al nono mese di gravidanza
che sta per partorire ...
cedetegli il posto in treno,
non fate finta di non vederli brutti egoisti!!!
...soprattutto se siete seduti sui posti riservati a loro!!!!
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Ma proprio non vi accorgete che le vostre borse rompono
i maroni agli altri? ci siete o ci fate??
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fate i bravi! cedete 'sto posto !!
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Bravi ! complimenti ! siete proprio dei geni!!!
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Piantatela di correre se siete in ritardo,
che poi causate un incidente e (anche) il treno
per colpa vostra ritarda...bei co...oni che siete!!
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E cedetelo 'sto posto!!!!!! siate gentili!!
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Evitate di diffondere tutti i virus che vi siete stupidamente beccati!!
Non tossite in faccia alla gente!!
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Anche se non ve lo dice nessuno spesso in treno
disintegrate le palle alla gente !! smettetela di far casino!!!
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Sulle scale mobile attenti ai vostri bagagli
si possono trasformare in micidiali armi di distruzione di massa!!
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Vi saremmo molto grati se evitaste di tranciare le gambe
alle persone con le vostre borse, siamo stufi di pulire
sangue e raccogliere frammenti di tibie per la banchina...
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VIETATO SPUTARE AL CONDUCENTE
(questa è difficilissima da capire se non abiti a Tokyo e...
forse pure se abiti a Tokyo)
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Fumate nell'area per i fumatori, altrimenti, anche se
sembro gentile, m/incazzo e ve ne faccio pentire.
Grazie
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Gettate i rifiuti "umidi" la mattina presto del giorno fissato
e non la sera prima, altrimenti i corvi vi ringrazieranno.
(anche questa è un po' difficile da capire se non abiti a Tokyo)
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# by libertus66 | 2014-02-23 18:11
AGGIORNAMENTO (con relativa traduzione) AI CONNAZIONALI del 4 ott. 2013
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Continuano a manifestarsi problemi nella gestione dell'acqua
contaminata alla centrale di Fukushima-I. L'ultimo, causato dal
traboccamento di circa 430 litri da una delle cisterne in cui viene
immagazzinata l'acqua contaminate e' stato riportato ieri dai
gestori dell'impianto. Per quanto questi continui eventi
evidenzino le persistenti difficolta' con cui la TEPCO sta
gestendo il problema dell'acqua contaminata a Fukushima-I,
possiamo anche in questo caso confermare che l'impatto
sull'ambiente esterno alla centrale di questo ultimo rilascio
e' da considerarsi trascurabile. La relativamente bassa
concentrazione di radioattivita' dell'acqua e la modesta
quantita' sversata implicano un effettivo rilascio di
radioattivita' di circa 100.000 (centomila) volte inferiore
rispetto a quello dell'incidente del 23 agosto u.s.
(v. aggiornamenti precedenti). Ambasciata d'Italia a Tokyo

TRADUZIONE

Fukushima-1 continua a sbuffare e sbrodolare come al solito...
Ultimamente non sapevano dove mettere 430 litri d’acqua
contaminata e l’hanno riversata nell’Oceano Pacifico che
tanto è grande e diluisce tutto...
Ad ogni modo, no-panic! potete continuare a fare
scampagnate ai piedi della centrale: l’impatto
sull’ambiente è meno grave di quelli dovuti agli
sbrodolamenti passati, ovvero : se siete sopravvissuti
fino a adesso non v’ammazza piu’ nessuno!
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# by LIBERTUS66 | 2013-10-04 23:15
EMERGENZA NUCLEARE. AGGIORNAMENTO ai CONNAZIONALI del 2 sett. 2013 e TRADUZIONE ANNESSA
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Dal Consolato italiano a Tokyo ai connazionali residenti in Giappone.

L'Ambasciata continua a monitorare l'evolversi della
situazione all'impianto di Fukushima-I, in particolare dopo
l'incidente reso noto il 19 agosto che ha comportato un rilascio
in mare di acqua contaminata.  

In relazione alla notizia apparsa nello scorso fine settimana
su alcuni media, dalle informazioni
rese note dal gestore dell'impianto e confermate dall'Authority
per la Sicurezza Nucleare si evidenzia che in questo caso si
tratta dell'individuazione di alcuni punti ("hot spot") in prossimita'
delle cisterne usate per lo stoccaggio di acqua, diverse da quella
interessata dall'incidente dei giorni scorsi, in cui sono stati
registrati localmente elevati valori di radioattivita' (intensita' di dose).

Per questo evento non e' stato confermato nessun rilascio
di acqua contaminata o di radioattivita' al di fuori della centrale.
Mentre continua l'attivita' di verifica e monitoraggio di tutti
gli aspetti relativi alla gestione dell'acqua contaminata
nell'impianto di Fukushima-I, si precisa che la rilevanza
degli eventi recenti rimane limitata alla zona della centrale
immediatamente contigua.



TRADUZIONE di ANGELO DE ROSA

L’Ambasciata continua ad aspettare notizie dalla TEPCO…
che non le da’ nemmeno al Governo giapponese figuriamoci
al Consolato Italiano!!!

Secondo quanto si riesce a capire da fonti di terza e quarta mano
(notizie apparse su alcuni media??) ci sarebbero nei pressi
delle cisterne che contengono acqua altamente contaminata
degli elevati livelli di radioattivita’... questa, bisogna ammettere
che e’ una scoperta un poco meglio di quella dell’acqua calda.

Comunque, pare che le cisterne non stiano "sbrodolando"
come l’altra volta.

Ad ogni modo, come si era gia' reso noto nell’altro esauriente
aggiornamento, i pericoli sono limitati nella zona della centrale.
Trattasi di radioattivita' altrimenti chiamata "radiopassivita' o
"radioattivita' benigna" in quanto resta sempre ferma e non si
diffonde nell'ambiente circostante.

Tutto sotto controllo. No panic !!
Basta non far giocare i bambini vicino ai reattori nucleari scassati
e non bere l’acqua delle cisterne, nemmeno se si ha tanta sete!!
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# by LIBERTUS66 | 2013-09-04 02:55
EMERGENZA NUCLEARE. Aggiornamento ai connazionali di venerdi' 23 agosto 2013 (e traduzione annessa)
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Dal Consolato italiano a Tokyo ai connazionali residenti in Giappone

Una serie di eventi (uno dei quali classificato come grave incidente) si sono verificati nelle ultime settimane nella centrale di Fukushima-Dai Ichi, interessata dall'incidente nucleare nel marzo 2011. Questi eventi sono da mettere in relazione con la gestione dell'acqua, sia quella impiegata per il raffreddamento degli impianti danneggiati, sia delle acque di falda.
L'incidente piu' recente in ordine cronologico, reso noto il 19 agosto, riguarda la fuoriuscita di una quantita', stimata in 300 tonnellate, di acqua contaminata immagazzinata in una delle cisterne di stoccaggio adibite a tale uso. Una parte dell'acqua fuoriuscita dalla cisterna potrebbe avere raggiunto il mare nella zona adiacente la centrale distante circa 500 metri, eventualita' che non e' stata esclusa dai gestori dell'impianto. L'autorita' per la sicurezza nucleare giapponese (NRA) ha classificato questo evento al livello 3 della scala internazionale degli incidenti nucleari (incidente grave).
Pur confermando le persistenti difficolta' di gestione delle ingenti quantita' di acqua da parte della TEPCO, gestore dell'impianto, questo incidente non ha causato nessuna variazione dei livelli di radioattivita', ne' di quelli rilevati nelle acque del porto di fronte alla centrale, ne' di quelli entro i 20 km dall'impianto (controlli effettuati dalla NRA). Siamo quindi in grado di confermare che questo incidente non ha avuto, fino a questo momento, un impatto ambientale al di fuori della zona direttamente interessata.

TRADUZIONE DI ANGELO DE ROSA

300 tonnellate di acqua contaminata ha raggiunto il mare. Quelli della TEPCO non lo dicono solo perche’ sono timidi, pero’ non lo negano, quindi la notizia e’ vera (da queste parti si usa cosi’...). L'autorita' per la sicurezza nucleare giapponese (NRA) dice che i tratta di un incidente grave , ma...solo nei limiti della zona interessata dove la pesca continua ad essere sospesa, quindi nessun problema per “noantri”che abitiamo a Tokyo distanti ben 200 chilometri dalla centrale che sbrodola e sbuffa da due anni!! ... Inoltre, si sa che nell’Oceano Pacifico non esistono correnti marine e la fauna ittica e’ composta da pesci e crostacei che non si spostano mai dal punto in cui nascono (???). Insomma, possiamo continuare pure a ingozzarci di sushi e vongole crude ! Tutto sotto controllo !! No panic !!!!
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# by libertus66 | 2013-09-02 23:36
Giapponesi che dicono NOO! al nucleare (16)
Ancora un altro giorno 11 e un'altra grande manifestazione
davanti alla residenza del Primo Ministro, a Nagatacho.
Il Governo di Tokyo continua a pensarle tutte
pur di far scemare le proteste: transenne, gabbioni,
polizia in tenuta antisommossa...

Questa volta, hanno negato il permesso di far partire
la manifestazione dal posto stabilito, con la scusa che
non avrebbe contenuto tutte le persone.
I manifestanti hanno dovuto muoversi appena
arrivati sul post,o senza poter raccogliersi e partire insieme.

Oramai si tratta di capire qual e' il limite della
sopportazione dei giapponesi...

Ad ogni modo ci sono delle novita'.
Da qualche tempo alle manifestazioni sono
presenti degli avvocati con una fascia al braccio
per poterli subito individuare.
Sono dei volontari a disposizione di chiunque ne avesse bisogno
durante la manifestazione.

Tanto per semplificare le cose, ci si e' messo pure
il tempo contro. Tuttavia nemmeno la pioggia
ha potuto fermare le migliaia di persone che,
come al solito, hanno dato vita a una
(ancora) pacifica manifestazione.


Qui sotto sono con Ishisaki Akito, uno dei
dieci avvocati che oggi erano presenti alla
manifestazione.


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# by libertus66 | 2012-11-12 10:20